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Sfruttamento di braccianti stranieri nei campi di angurie, scatta misura interdittiva per un imprenditore di Nardò

by Angelo Centonze
30 Luglio 2019 20:19
in Cronaca
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Il giudice dispone l’interdizione dall’attività lavorativa, per l’imprenditore neretino incensurato finito in manette lo scorso 26 luglio, con l’accusa di avere sfruttato alcuni braccianti stranieri impegnati nella raccolta di angurie.

Il gip Cinzia Vergine, a seguito dell’udienza di convalida dell’arresto, ha revocato la misura dei domiciliari, eseguita dal Comando Provinciale dei Carabinieri nei confronti di Marcello Corvo, 51 anni di Nardò che si era avvalso della facoltà di non rispondere.

L’uomo è tornato dunque in libertà, ma il giudice ha disposto, attraverso apposita ordinanza, la misura interdittiva del divieto temporaneo di esercitare determinate attività professionali. Come richiesto dal pm Massimiliano Carducci, nel corso dell’udienza.

Il gip, pur ritenendo sussistenti le esigenze cautelari per il concreto pericolo di reiterazione del reato, allo stesso tempo ritiene che esse possano essere soddisfatte attraverso la suddetta misura interdittiva.

In particolare, la retribuzione a cottimo stabilita dall’imprenditore risulterebbe difforme rispetto a quanto previsto dal Contratto Colletivo Nazionale. Nonostante un accordo integrativo sottoscritto dalle associazioni sindacali per l’impiego di manodopera, come sostenuto dagli avvocati Francesco Galluccio Mezio ed Anna Sabato, difensori di Marcello Corvo. Infatti, secondo il gip, questo accordo permetterebbe il pagamento a cottimo, solo per le prestazioni lavorative in eccedenza.

Le indagini

Dopo la task force predisposta dai carabinieri, il 26 luglio scorso è stato arrestato in flagranza di reato, Marcello Corvo, amministratore unico di una società adibita all’impianto, cura e raccolta orticola.

Corvo avrebbe utilizzato, assunto e impiegato nove braccianti agricoli (sette di nazionalità tunisina, due algerina), con regolare permesso di soggiorno, approfittando del loro stato di bisogno (tutti monoreddito con famiglie a carico) e sottoponendoli a condizioni di sfruttamento.

Anche se occorre precisare che è stato tratto in arresto il datore di lavoro, non il caporale; quest’ultimo, individuato e identificato, è stato deferito a piede libero.

Tags: sfruttamento-dell-immigrazionesfruttamento-lavoratori
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