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Tribunali: si discute di sicurezza ma non di tagli. La Confsal-Unsa chiede interventi seri

by Redazione
30 Luglio 2017 20:27
in Attualità
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Nemmeno un giorno è trascorso dai tragici fatti di Milano eppure, giustamente, dolore e rabbia continuano a crescere negli animi di chi opera nel “pianeta Giustizia”. Tutti si chiedono dove fosse la sicurezza, in quello spaventoso momento; pochi, però, comprendono quanto anche tale settore sia oggigiorno abbandonato sempre più a sé stesso, alle sue difficoltà, alle sue strutture antiche e carenti.  Si fa un gran parlare di informatizzazione e automazione sebbene, sotto il profilo di una sicurezza moderna ed efficiente, ciò non viene attuato. Sistemi di protezione degli operatori e di avvistamento dei sospetti, di rilevazione di armi ed esplosivi, di percorsi specifici e sorvegliati di accesso per utenza particolare e per le persone a essa contigue e legate, e tanto altro ancora.

Semmai, per la sicurezza si tagliano fondi e risorse umane, dando in gestione i servizi a società di sicurezza private, come del resto è accaduto a Milano. Il privato, infatti, sorveglia e previene con mezzi, tempi e personale proporzionati al compenso che lo Stato conferisce al proprio portafoglio. Non è animato dallo spirito delle forze dell'ordine.

A Lecce, dopo ben due bombe fatte esplodere dalla Sacra Corona Unita contro il Palazzo di Giustizia negli anni '80, la risposta giudiziaria è stata generosa e incalzante, tanto da assumere connotati ormai “storici”. Però la sicurezza – duole rilevarlo – si è fermata alle misure prese allora. Già ieri, gli avvocati leccesi hanno sottolineato questo delicato aspetto. Chi accede al Palazzo di viale De Pietro – sede degli uffici penali – passa per dei metal detector, ma le falle esistono ed è agevole anche per un profano individuarle.

Pressoché nessuna reale misura di sicurezza, invece, per gli edifici giudiziari dove ha sede la giustizia civile, in via Brenta. Solo dopo insistenze e non poche difficoltà la rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza della Confsal-Unsa ha ottenuto, mesi fa, la sorveglianza presso la Corte d'Appello civile. A Milano il magistrato caduto era un giudice fallimentare, quindi del settore civile.

“Da quasi un anno la Confsal-Unsa invita i Capi degli uffici giudiziari di Lecce (che la legge assimila al datore di lavoro) e il Sindaco della Città a varare un tavolo comune presso la Corte di Appello – scrive in una nota stampa il segretario regionale della sigla, Giovanni Rizzo – dove affrontare insieme agli altri soggetti interessati la questione della sicurezza, della situazione igienico-sanitaria e logistica, della frequenza dell'utenza e della tutela dei lavoratori”. L'invito è giunto anche dal Segretario Generale Massimo Battaglia ricevendo, a onor del vero, riscontro positivo solo dal Sig. Procuratore Generale della Repubblica.

Già lo scorso 19 febbraio scorso venne segnalata la problematica con una lettera che portava le firme di decine di dipendenti. Esponeva, tra l'altro, anche ripetuti inconvenienti avvenuti nei rapporti con l'utenza; per un caso, particolarmente preoccupante, era stato anche presentato un esposto alla Procura della Repubblica, con relativa indagine. Deficitaria anche la situazione per il Tribunale e la Procura dei minorenni, altro settore molto sensibile per le materie trattate.

 “Crediamo che, se è difficile ottenere dallo Stato la protezione e le tecnologie ottimali, i protagonisti locali possano in ogni modo fare il possibile per migliorare le situazioni e per prevenire sgradevoli sviluppi ed eventi. L'impegno in ogni luogo e situazione – conclude Rizzo – crediamo sia anche una delle risposte possibili a eventi come quello di Milano”.

Tags: minacce-alla-sicurezzatribunale
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