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Sifilide, Tbc e Hiv nel Salento, gli infettivologi: ‘Il turismo-spazzatura ne favorisce la diffusione’

by Redazione
1 Agosto 2017 16:23
in Attualità
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Gli infettivologi la chiamano “recrudescenza” e parlano di un irresponsabile aumento della sifilide, della tubercolosi bacillifera (Tbc) e dell’Hiv (l’anticamera dell’Aids) negli ultimi 2-3 anni nel Salento. Sulle cause, al momento, si può soltanto ipotizzare, sebbene i dati a supporto della teoria non manchino. Al reparto “Malattie infettive” del “Vito Fazzi”, infatti, i sanitari sono convinti che l’impennata dei ricoveri acuti per Hiv e sifilide si registra in estate e a settembre. E va da sé, dunque, Nel mirino dei sospetti il cosiddetto “turismo-spazzatura” dei tossicodipendenti che sicuramente – sostengono gli infettivologi – favorisce la diffusione delle malattie sessualmente trasmesse. 

Sembra, inoltre, che persino le persone anziane non siano escluse. L’anno scorso vi furono tre casi di soggetti sieropositivi, non più giovani, che dalla Lombardia e dalla Liguria con la famiglia si sono stabilite nel Salento perché piace il clima e l’accoglienza. Le indicazioni più evidenti si concentrano però sui dilaganti rapporti omosessuali, sulla mancanza di misure di prevenzione e sulla non conoscenza dei rischi. Il piacere, la vita sessuale libera e sfrenata, soprattutto dei giovani all’arrembaggio del Salento, sarebbero secondo i medici del “Fazzi”, tra le cause della diffusione dei virus. L’anno scorso nei due reparti “Infettivi” di Lecce e Galatina (in odore di chiusura) sono finiti 40 – 50 pazienti. In tutto il territorio gli ambulatori della Asl seguono circa 250 pazienti, di cui almeno 15, in un solo anno, al "Fazzi". In media 2-3 decessi all’anno. L’altro motivo di preoccupazione arriva dalla tubercolosi bacillifera, veicolata soprattutto dagli immigrati.

“Il problema serio è la Tbc (una malattia che si credeva ormai debellata)  – spiega il primario del “Fazzi” Anacleto Romano, sentito dall’Associazione “Salute Salento” – molti dei ricoverati sono extracomunitari e di colore. Noi li ricoveriamo in isolamento, li negativizziamo, poi escono dall’ospedale e magari non hanno il medico curante che li segua nei 6 mesi successivi. Oppure non hanno la possibilità di avere i farmaci, non fanno la terapia orale perché non ci pensano più e quindi contagiano qualcuno”.

“A parte la Romania – conclude – dove c’è una diffusione importante della Tbc, il contagio fra gli immigrati di colore è dovuto verosimilmente alle carenti condizioni igienico-sanitarie e alla promiscuità abitativa”.

Poche ore dopo dalla diffusione della nota stampa sono giunte le puntualizzazioni della Lila di Lecce a opera del suo presidente: 'I dati diffusi potrebbero essere verosimili ma non giustificano un approccio e una comunicazione fortemente stigmatizzante, omofoba, razzista e allarmistica come quella diffusa da Salute Salento. Come Lila posso dire che nel nostro lavoro quotidiano e silenzioso incontro persone, anche giovanissime, che si rivolgono a noi dopo aver ricevuto diagnosi di HIV o sifilide per essere sostenute nel periodo iniziale, ma incontro persone. E tra queste ci può essere la persona autoctona e quella migrante, persone omosessuali ma anche persone eterosessuali. Una comunicazione così rischia di farci tornare indietro di 30 anni quando si parlava di categorie. Oggi tutta la comunità scientifica parla di popolazioni più vulnerabili perché sappiamo che ad essere a rischio gruppi di persone. Il problema sta nei comportamenti a rischio e i comportamenti in quanto tali sono trasversali a tutti. Notiamo con grande rammarico che rispetto a queste tematiche si continua a riversare responsabilità sui giovani, giudicandoli. Certo, manca nelle nuove generazioni una reale percezione del rischio e spesso non si indossa il preservativo, ma la responsabilità è di tutti, anche delle istituzioni che non parlano di malattie sessualmente trasmesse nella quotidianità e con cognizione. Per esempio noi per contrastare il silenzio dei più e per diffondere buone pratiche in materia di prevenzione, effettueremo il prossimo novembre anche a Lecce il test rapido sull'Hiv nell'ambito dell'European Testing Week".

Tags: rischio-infezioni-sulle-spiagge
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