Leccenews24
  • POLITICA
  • CRONACA
  • ATTUALITÀ
  • TURISMO
  • SPORT
  • CULTURA & SPETTACOLI
  • LOCALITÀ
No Result
View All Result
  • POLITICA
  • CRONACA
  • ATTUALITÀ
  • TURISMO
  • SPORT
  • CULTURA & SPETTACOLI
  • LOCALITÀ
No Result
View All Result
Leccenews24
No Result
View All Result

Le ‘Strine’: nella Grecìa Salentina, canti e musica per ù Kristù (il Natale)

by Tiziana Protopapa
25 Dicembre 2020 17:37
in Cultura & Spettacoli
0
Ph. Alessio Panico

Ph. Alessio Panico

Tra i riti che accompagnavano la Grecìa Salentina non si possono non menzionare le Strine. Nel periodo che intercorreva tra il giorno dell’Immacolata e il Capodanno, le strade e le piazze si popolavano di musicisti, talvolta esperti e talvolta improvvisati, che con gli strumenti tipici della tradizione grika e salentina, diffondevano nell’aria musiche e canti religiosi di stampo pagano, mutati poi nel tempo fino ad assumere un contesto più “cristiano” che prese il nome di “Strina“.

La strina, canto rituale di questua, si eseguiva in un periodo di relativa tranquillità per i lavori agricoli. Questo canto racconta sommariamente gli eventi che hanno accompagnato la nascita di Gesù Cristo. La musica e le parole delle strine venivano riprodotte da casolare in casolare, da masseria in masseria, da abitazione in abitazione, da piccoli “gruppi musicali” che in cambio ricevevano auguri o un semplice dono di provviste.

La Strina è quindi ciò che rimane di un canto griko di iniziazione ed accompagnamento dell’uomo e del suo lavoro ad un nuovo anno, una serie di eventi propiziatori, di buon auspicio, di abbondanza per un continuo e possibilmente migliore “avvenire”.

Ed è lo stesso avvenire che ha portato un canto della cultura greca a mutare e adattarsi ai costumi e culti della società in cui si era radicato, divenendo così un canto cristiano ancora intriso di parole del grikò, in un perfetto esempio di coesistenza di due culture differenti che condividono, ancora oggi, le stesse terre e gli stessi mari.

La tradizione a tavola

Il Natale, la festa più magica dell’anno, porta con sé infinite tradizioni, riti, leggende, proverbi e detti popolari, che uniscono il sacro al profano, documentati da molti studiosi di tradizioni popolari nelle loro pubblicazioni.

Sulle tavole salentine il Natale è allietato da una quantità notevole di delizie dolci e salate. Dalle pittule, che possono essere semplici oppure dolci, zuccherate e ripiene di mela, o ancora salate ripiene di cavolfiore lesso, di cime di rape o con pomodorini, cipolla, olive nere e peperoncino, o ancora con pezzetti di acciughe sotto sale. Le pittule, ottime se mangiate calde, appena tolte dall’olio di frittura, potevano essere accompagnate da lu cottu, cioè il vin cotto, e, insieme alle pucce e ai taraddhi, accompagnavano tutto il periodo natalizio.

Secondo la tradizione i piatti del pranzo di Natale dovevano essere tredici anche se, in passato, le condizioni economiche della famiglia non erano certo molto buone ed allora si contavano anche gli ingredienti per poter arrivare al canonico numero di tredici. Sicuramente non potevano mai mancare ciciri e tria,  i purceddhuzzi e le ncarteddhate.

I purceddhuzzi, così chiamati perché essi avevano la forma del muso di un porcellino, fritti in olio bollente e decorati con confettini. Le ‘ncarteddhate, fritte e cosparse di miele, erano servite insieme ad altri dolci, come gli anisetti, che erano dei piccoli e policromi confetti, simili a chicchi di grano, e il pesce di mandorla, che richiamava il Cristo, rappresentato nell’iconografia cristiana dei primi secoli con il simbolo del pesce, che molto spesso compariva nelle catacombe dove si rifugiavano i cristiani perseguitati.

Nei paesi della Grecìa Salentina, immancabili sono li vermiceddhi cu lu ronghettu, le sagne ‘ncannulate e i classici pezzetti de cavaddhu, rape ‘nfucate, li turcinieddhi, la pasta al forno, i peperoni arrostiti, il capitone e poi la carne, preparata in tutti i modi, frutta di stagione, dalle arance ai mandarini clementini, alle mele e alle pere, e i fichi secchi con le mandorle. Immancabile su ogni tavola, il rosoliu, un liquore zuccheroso fatto in casa che suggellava l’abbondantissimo cenone della vigilia.

La foto di copertina è di Alessio Panico

Tags: grecia-salentinatradizioni-salentine
Previous Post

Coronavirus, 1.011 positivi in Puglia nelle ultime 24 ore. Lopalco: “Attenti al gradino”

Next Post

Lecce, la situazione in classifica e cosa aspettarsi dal resto della stagione

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ultime Notizie

Cronaca

Accoltellato e bruciato nel bergamasco, mistero sulla morte di un professore leccese. Si indaga per omicidio

by adminuser

Pochi i dubbi: Cosimo Errico, professore originario di Lecce, è stato ucciso. Il medico legale, infatti, avrebbe trovato sul corpo...

Lecce domani di scena a Verona. Liverani, “Gara tra squadre che giocano. Più spazi per segnare”

Omicidio Noemi Durini, 18 anni e 8 mesi a Lucio Marzo per aver ucciso l’ex fidanzata

Fontanelle pubbliche, un patrimonio da salvaguardare: l’iniziativa parte da Torre Chianca

Pullman stracolmi che ‘tirano dritto’ alla fermata, disagi per gli studenti salentini

Abusi sessuali e droga ceduta alla figlia: condannato il padre ad oltre 4 anni

LECCENEWS24.it
Direttore responsabile: Marianna Merola
Korema Editore – P. IVA 04465860759
Registrazione al Tribunale di Lecce N. 1059 del 28/04/2010
E-mail: [email protected]
Tel. 328.7918277

IMPOSTAZIONI PRIVACY

Copyright © 2026

No Result
View All Result
  • POLITICA
  • CRONACA
  • ATTUALITÀ
  • TURISMO
  • SPORT
  • CULTURA & SPETTACOLI
  • LOCALITÀ

Copyright © 2026