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Tatiana Tramacere è viva. Ritrovata in una mansarda

by Redazione
6 Dicembre 2025 19:12
in Cronaca
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La storia di Tatiana Tramacere, la giovane di 27 anni scomparsa da Nardò lo scorso 24 novembre, si è chiusa con un sospiro di sollievo. Dopo le voci, sempre più insistenti, che il suo corpo sarebbe stato ritrovato, senza vita, nelle campagne tra Nardò e Galatone, in contrada Fumonero (una indiscrezione smentita con decisione dal comandante provinciale dei Carabinieri, Andrea Siazzu che aveva definito la notizia “falsa e infondata”) è arrivata la conferma: la ragazza sta bene. Secondo quanto riferito, sarebbe stata ritrovata in una mansarda a Nardò. La paura è stata tanta, alimentata dal peso di giorni trascorsi senza risposte. Fin dall’inizio, nessuno aveva davvero creduto ad un allontanamento volontario. Troppo improvviso. Troppo silenzio, talmente inspiegabile che per un po’ ha fatto temere il peggio.

Le ultime ore di Tatiana prima della scomparsa

Quel pomeriggio del 24 novembre era iniziato come tanti altri. Tatiana si era preparata, aveva salutato la madre dicendole che sarebbe andata a Lecce per lavoro e che si sarebbero riviste più tardi, come sempre. Un gesto semplice, quotidiano. A Lecce Tatiana, secondo le ricostruzioni, non sarebbe mai arrivata. Da quel momento della 27enne — di origini ucraine, ma cresciuta nel Salento — non si hanno più notizie. Le sue tracce si perdono all’improvviso, lasciando dietro di sé un vuoto che la famiglia ha riempito di speranza, domande e notti insonni. Nessun messaggio, nessuna chiamata, nessun segnale. Per la famiglia, che conosce bene le sue abitudini, l’ipotesi di un allontanamento volontario è apparsa da subito fragile, insufficiente a spiegare quel silenzio totale.

Gli investigatori, per cercare di trovare delle risposte, hanno ricostruito in modo scrupoloso le sue ultime ore, soffermandosi su un incontro avvenuto al bar del parco Raho, dove Tatiana aveva parlato con un amico, un 30enne poi ascoltato a lungo dai carabinieri. È stato lui, per sua stessa ammissione, uno degli ultimi a vederla viva. L’incontro sarebbe culminato in una “piccola discussione” ha detto il 30enne in una intervista a Chi l’ha visto?, assicurando che si sarebbero salutati “senza tensioni“, dandosi appuntamento al giorno dopo.

Indagini intense, un percorso difficile verso la verità

Le ricerche sono andate avanti in modo incessante, sfidando il buio e la pioggia, mentre gli uomini in divisa, coordinati dal procuratore Giuseppe Capoccia, cercavano di ricostruire tutti i pezzi. Ogni testimonianza, ogni dettaglio, ogni traccia è stata considerata preziosa per chiudere il cerchio, fino alla svolta. Il 30enne — amico della ragazza — sarebbe stato “invitato” in caserma per essere interrogato e Tatiana è stata ritrovata, viva, nello stesso stabile in cui vive il 30enne.

Gli inquirenti stanno ricostruendo la dinamica di quanto accaduto, con la delicatezza che un caso così complicato richiede. In questa fase, così delicata, mantenengono il massimo riserbo per tutelare la privacy della ragazza e la sensibilità del caso. Certo è che ora sono cambiate le domande: Tatiana è stata rinchiusa con la forza o si è nascosta volontariamente con la complicità dell’amico rumeno? A tal proposito, il colonnello Siazzu ha precisato per evitare altre voci infondate che, al momento, l’uomo non è in stato di fermo. Al vaglio degli investigatori c’è anche l’ipotesi che non sia trattato di un sequestro.

Sogni interrotti, viaggi mai iniziati

Tatiana aveva acquistato biglietti per un viaggio verso Brescia, dove vive il suo ex fidanzato. Un viaggio che forse avrebbe segnato una pausa, un nuovo inizio, una ricerca di serenità. Biglietti che non sono mai stati utilizzati.

Secondo alcuni racconti, negli ultimi giorni aveva espresso il desiderio di “staccare la spina”, di prendersi un momento per sé.

Nardò per giorni ha atteso con il fiato sospeso, condividendo l’angoscia dei familiari e sperando che Tatiana potesse tornare a casa. Mentre le forze dell’ordine proseguono nel loro lavoro, la comunità si stringe intorno alla famiglia, cercando di offrire un abbraccio che possa, almeno in parte, far sentire la vicinanza nel momento che tutti, ma proprio tutti hanno atteso e sperato.

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