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Truffe con i centri di accoglienza: in 7 nei guai. I nomi

by Redazione
21 Luglio 2022 8:32
in Cronaca
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A poco più di dieci giorni dall’operazione “Re Artù”, su un presunto scambio di favori in cambio di assunzioni, una nuova inchiesta giudiziaria si abbatte sul territorio salentino. Tre i filoni delle indagini dei militari della Guardia di Finanza di Otranto, guidati dal comandante Davide Santuccio, che hanno portato all’ordinanza del Giudice per le indagini preliminari che ha scosso il mondo dell’imprenditoria salentina (e non solo) con sette misure cautelari.

Il primo riguarda un finanziamento pubblico per la realizzazione di un albergo a Santa Cesarea Terme, ottenuto anche grazie all’uso di fatture per operazioni inesistenti. Il secondo, tocca la gestione dei centri di accoglienza dei migranti richiedenti asilo. Il terzo, quello delle frodi finalizzate ad evadere l’Iva, si concentra sul meccanismo del cosiddetto reverse charge.

I nomi

Ai domiciliari è finito Giuseppe Mazzotta, 54enne di Trepuzzi. Sospensione dall’esercizio delle funzioni per l’appuntato scelto della Guardia di finanza, Italo Cozza, 51enne originario di Santa Cesarea Terme, accusato di aver diffuso notizie ‘riservate’ sulle indagini in corso. Divieto di esercitare l’attività imprenditoriale per il fratello Guido Cozza, 60enne di Santa Cesarea Terme, Fernando Margilio, 64enne originario di Squinzano, Gabriele Solombrino, 41enne di Copertino, Cosimo Serino, 56enne originario di Laterza e Fernando Toraldo, 72enne originario di Lizzanello. Non solo, ad altre 28 persone è stato notificato dell’avviso di conclusione indagini.

Frode in pubbliche forniture, truffa, utilizzo ed emissione di fatture per operazioni inesistenti, accessi abusivi alle banche dati e rivelazione di segreto d’ufficio, sono i reati contestati.

La gestione di case di accoglienza per immigrati

Sulla gestione dei Cas (Centri di accoglienza straordinaria), le indagini, condotte dalle Fiamme Gialle della Compagnia di Otranto e coordinate dal pubblico ministero Massimiliano Carducci, si sono soffermate anche sull’allontanamento per motivi vari dei migranti (risultavano ospiti delle case di accoglienza, ma di fatto dimoravano in altri luoghi  fuori dalla Provincia di Lecce e comunque non in struttura) con cui rimanevano in  contatto in modo da farli rientrare rapidamente in casi di controllo o  sulla presenza di stranieri che, seppure in possesso di provvedimento di rigetto del permesso di soggiorno, risultavano ancora come ospiti. In questo modo, quindi, si percepivano somme di denaro non dovute.

Non solo, in alcune conversazioni gli interlocutori avrebbero informato gli immigrati, non in regola, di lasciare il centro di accoglienza prima dell’arrivo degli uomini della Questura che avrebbero provveduto ad accompagnarli in altri centri di accoglienza prima del rimpatrio.

Altro aspetto è quello del personale, non sufficiente a ricoprire i turni di lavoro previsti dalla convenzione sottoscritta secondo cui il gestore si impegnava ad avvalersi di tre operatori diurni e di un operatore notturno per le strutture fino a 50 posti. «La mancanza di personale in numero sufficiente – si legge nell’ordinanza – è confermata anche dal fatto che la Associazione che gestiva il servizio, aveva solo sette dipendenti nel 2017 e nel 2018 e quattro dipendenti nel 2019 che, evidentemente, non erano numericamente idonei alla gestione di dieci case di accoglienza». Ci sarebbe anche la dichiarazione di un cittadino ivoriano, in occasione di una perquisizione del 2019, che ha raccontato:  “Io sono stato incaricato a voce dal signor F. di badare al centro in sua assenza. Qui ognuno di noi è indipendente”.

C’è poi il capitolo dedicato a Giuseppe  Mazzotta, unico finito ai domiciliari che, come si legge nell’ordinanza,  « ha continuato a tenere condotte integranti reato anche dopo i controlli della Guardia di Finanza e quindi dopo aver saputo che vi erano indagini in corso».

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