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Omicidio Fasano, domani mattina l’udienza di convalida dei fermi. Lunedì l’autopsia

by Angelo Centonze
28 Luglio 2018 12:51
in Cronaca
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Si svolgerà nella mattinata di domani, l’udienza di convalida del fermo per i presunti killer di Francesco Fasano, il 22enne di Melissano ammazzato con un solo colpo di pistola alla tempia, martedì sera.

Il procuratore aggiunto Guglielmo Cataldi insieme ai sostituti procuratori Stefania Mininni e Maria Vallefuoco  hanno emesso un decreto di fermo nei confronti di: Angelo Rizzo, 23enne e Daniele Manni, 39enne. L’accusa per i due giovani è di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dai motivi abietti e futili. A Daniele Manni è stato contestato anche il tentato omicidio per l’agguato “mancato” del 19 luglio, quando sparò alcuni colpi di pistola contro un’auto. Dentro c’era il suo rivale Bevilacqua e il 22enne, sopravvissuti quasi per miracolo.

Non solo i soli. Nel provvedimento compaiono i nomi di altre otto persone, accusate assieme ai due presunti killer, di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. Si tratta di Pietro Bevilacqua, 32 anni; Antonio Librando, 42 anni; Biagio Manni, 50enne; Luciano Manni, 66 anni; Maicol Andrea Manni, 27enne; Luca Piscopiello, 37 anni; Luca Rimo, 36 anni ( tutti di Melissano) e Gianni Vantaggiato, 48enne, residente a Tonco ( in provincia di Asti).

Nelle prossime ore, il provvedimento dovrà essere convalidato dal giudice per le indagini preliminari, Carlo Cazzella. Difatti, nella mattinata di domani, gli indagati saranno ascoltati presso il carcere di Borgo San Nicola ed avranno la possibilità di fornire la propria versione dei fatti. Naturalmente, potranno anche avvalersi della facoltà di non rispondere.

Al termine dell’udienza di convalida, il giudice stabilirà se convalidare il fermo.

Il collegio difensivo

Gli indagati sottoposti a fermo sono assistiti, tra gli altri, dagli avvocati Francesco Fasano, Biagio Palamà, Silvio Caroli, Attilio Nassisi, Mario Coppola.

L’omicidio di Fasano e l’autopsia

L’omicidio sarebbe stato eseguito per lanciare un avvertimento al gruppo “ribelle”, nato dalla frattura interna che ha diviso le strade dell’organizzazione criminale, un tempo guidata da Emanuele Cesari.

Secondo gli investigatori, Fasano è stato ucciso perché era l’anello debole del gruppo, il più giovane e forse il più ‘inesperto’ o facile da colpire. È bastato un solo colpo di pistola – una calibro 9 (non ancora trovata) – sparato a bruciapelo all’altezza dell’arcata sopracciliare sinistra.

Lo hanno lasciato lì, in una pozza di sangue, in attesa che qualcuno ‘scoprisse’ il cadavere per caso.

La chiamata al 112 che segnalava il corpo senza vita è arrivata alle 23.42, ma quando i carabinieri hanno raggiunto il luogo di quello che sembrava un incidente stradale, hanno notato che il corpo era stato trascinato per diversi metri, probabilmente dall’auto di un’automobilista, che si è dileguato.

Ad ogni modo, sarà l’autopsia a chiarire meglio le cause della morte di Fasano e la dinamica dell’omicidio. Nella giornata di lunedì, il medico legale Roberto Vaglio effettuerà l’esame sul cadavere del 22ene di Melissano.

La spaccatura

Per capire come sia maturato l’omicidio, tocca fare un passo indietro e tornare al 27 marzo, giorno in cui il cuore di Emanuele Cesari, broker della droga e leader dell’organizzazione criminale, ha smesso di battere, dopo aver subito un attentato presso un chiosco di panini a Melissano. Fin da subito i suoi ex compagni hanno cercato un sostituto. La scelta è ricaduta su Daniele Manni, ma il nuovo capo non è stato in grado di appianare i contrasti,nati soprattutto sui compensi da distribuire ai vari livelli dell’organizzazione. Conquistare il monopolio del traffico di droga era diventato l’obiettivo delle due fazioni che hanno cominciato una faida interna.

Bevilacqua e soci stavano pensando di “rispondere” dopo l’agguato a cui erano scampati quasi miracolosamente. I rivali li hanno anticipati, colpendo Fasano.

Tags: omicidio-fasano
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