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‘Vadacca mi parlò del manto di carità per un affiliato della Scu’: le parole del pentito Gioele Greco al processo ‘Froth’

by Angelo Centonze
1 Agosto 2017 16:03
in Cronaca
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Il sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia Guglielmo Cataldi, innanzi ai giudici della seconda sezione collegiale (Presidente Roberto Tanisi), ha posto al "pentito" una serie di domande sui vari affiliati dell'organizzazione.
  
Ecco le fasi salienti dell'ascolto di Gioele Greco, nel processo con rito ordinario che vede imputate Antonella Bursomanno 45 anni e Manuela Quarta, 25enne, entrambe di Lecce.
   
PM: "Lei ha mai conosciuto Davide Vadacca"  
Gioele Greco: "Era un mio "fratuzzo" affiliato a Roberto Nisi"
  
PM: "Di cosa si occupava Vadacca" 
Gioele Greco: "Si occupava dello spaccio di eroina"
  
PM: "Come erano i rapporti" tra di voi? 
Gioele Greco: "Lo conosco da prima che si affiliasse a Roberto Nisi. Io lo rifornivo di piccole quantità. Poi fui arrestato e quando sono uscito, seppi che Nisi gli aveva affidato tutto lo spaccio di eroina”.  
  
PM: "Conosce Luca D'Attis"
Gioele Greco: "Luca d'Attis avrebbe fatto degli affari nel brindisino. Incontrai Vadacca e glielo dissi. Lui mi rispose che gli avevano messo il "manto di carità". Si mette agli affiliati che fanno, in gergo mafioso, un'infamità e possono compromettere gli altri. Però, se un capo mafioso ritiene che ciò sia successo per ingenuità, gli viene data una seconda chance e può nuovamente rientrare nella Scu"
  
Riguardo alla conoscenza delle imputate Antonella Bursomanno e Manuela Quarta, ecco le dichiarazioni del collaboratore di giustizia
  
PM: "conosce Manuela Quarta?"
Gioele Greco: "l'ho conosciuta su Facebook. Lei mi spiegò che era di Santa Rosa. Successivamente, mentre stavo con Davide Vadacca, questi mi disse di andarla a prendere insieme e l'accompagnammo da qualche parte. Inoltre ricordo che nel carcere di Taranto c'era Rino di Lauro e mi parlava di questa ragazza"
  
PM: "Conosce Antonella Bursomanno?"
Gioele Greco: "L'ho sentita nominare, ma non mi pare di conoscerla personalmente"
  
Gioele Greco è assistito dall'avvocato Sergio Luceri. Manuela Quarta e Antonella Bursomanno  sono difese rispettivamente dagli avvocati Francesca Conte e Piero Romano. Le due presunte affiliate all'organizzazione sono difese rispettivamente dagli avvocati Francesca Conte e Piero Romano. La Bursomanno è parente di Cinzia Prinari (già condannata in abbreviato) ed abitava nella stessa palazzina. Dalle indagini sarebbero emerse alcune telefonate tra loro due, intercettate dagli inquirenti, che farebbero riferimento al suo ruolo all'interno dell'organizzazione. La Bursomanno sarebbe stata la "depositaria" di tutta la droga, che veniva successivamente spacciata dai sodali. Venne eseguita anche un'ispezione presso la sua abitazione alla 167, ma non sarebbero state  trovate tracce dello stupefacente. La Bursomanno e la Quarta vennero entrambe scarcerate, dopo il blitz "Froth".
 
La prossima udienza è stata fissata per il 25 gennaio.
  
Le indagini "Froth" iniziarono nel maggio del 2012 e permisero di scoprire una grossa organizzazione criminale specializzata nello spaccio di ingenti quantitativi di eroina e cocaina, nella quale un ruolo importante era rivestito dalle donne. A questo filone investigativo, andò ad aggiungersi quello dell'operazione “Reset” che portò all'arresto di Davide Vadacca, Salvatore Notarnicola, Alessio Bellanova e Luca D'Attis, accusati di aver favorito la latitanza del boss Roberto Nisi.
  
Gioele Greco era considerato a capo di un altro gruppo specializzato nello spaccio di droga, dopo l'arresto di Nisi. Greco  fu fermato nel mese di marzo del 2013 con una lettera indirizzata a Nisi. Quella missiva (era un espediente per non essere intercettato) permise in realtà agli inquirenti di mettere a punto il blitz " Reset".
  
Per i 16 imputati coinvolti nella grossa operazione antidroga denominata Froth (la “schiuma buona” di birre e cappuccini, di cui gli imputati parlavano in codice, riferendosi a cocaina ed eroina), con l'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso, finalizzata alla detenzione e al traffico di sostanze stupefacenti, c'è già stata la sentenza di primo grado.
  
Il Gup Simona Panzera ha inflitto: 17 anni e 8 mesi a Davide Vadacca, considerato a capo dell'organizzazione; 7 anni e 10 mesi per Teodoro Di Lauro, 57 anni, di Brindisi; 12 anni per Alessio Bellanova, 32 anni, di Lecce; 8 anni e 10 mesi per Luca D’Attis, 35 anni, di Lecce; 10 anni e 2 mesi per Salvatore Notarnicola, 33 anni, residente a Torchiarolo; 9 anni e 4 mesi per Cinzia Prinari, 51 anni, di Lecce; 8 anni per Eugenio Antonio Campa, 55 anni, di Bagnolo del Salento; 6 anni per Carmelo Cazzella, 44 anni, di Lecce; 4 anni e 10 mesi per Antonio Conte, 29 anni, di Lecce; 4 anni e 6 mesi per Pietro Bellanova, di Lecce; 5 anni e 4 mesi per Maria Dell’Anna, 32 anni, di Lecce;  3 anni e 2 mesi per Marco Perrone, 40 anni; 6 anni per Antonio Nicola Tanzi, 48 anni, di Mola di Bari; 3 anni e 4 mesi per Bedjay Ardian, 27 anni, di origini albanesi; 1 anno e 8 mesi ( pena sospesa) per Triska D’Amato, 25 anni, di Lecce e 3 anni e 4 mesi per Dhori Tole, 23 anni, albanese. 
 
Il collegio difensivo è completato dagli avvocati: Cristiano Solinas  Elvia Belmonte, Anna Maria Ciardo, Ladislao Massari, Giancarlo Dei Lazzaretti, Alexia Pinto, Alessandro Costantini Dal Sant, Fulvio Pedone, Cosimo Rampino.
Per gli imputati è già cominciato il processo di Appello e nella prossima udienza prenderà la parola, proprio Gioele Greco. 
 

Tags: sacra-corona-unita
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