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La coda interminabile e l’arrivo a Kyev: il viaggio di Davide Urso fa tappa in Ucraina

by Redazione
17 Dicembre 2017 13:23
in Attualità
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Giorno 42 – Kiev, km 12595

Quando viaggio, un poco per capire l’economia della città e un poco perché possa sentire la sensazione che stia scegliendo di dormire in auto e non me lo stia imponendo, mi diverto a cercare i prezzi degli ostelli; quasi sempre finisce per pensare “Davide, non puoi permettertelo, dormi in auto” e mi rispondo “hai ragione Davide”. “Certo Davide, tu hai sempre ragione” mi rispondo; “È vero, ho sempre ragione, sono bravissimo”. Prima che possiate smettere di leggere, sappiate che sto scherzando. Oddio, parlo da solo e a volte mi do degli ordini in seconda persona, però non arrivo a tanto.
Torniamo all’ostello; stavolta il prezzo era ridicolo: tre euro a notte. Come poter rifiutare? Ho prenotato due notti, le due che avrei dovuto sostare a Kyev, la capitale dell’Ucraina, forse, assieme alla Norvegia, il luogo più affascinante che avevo in mente di visitare.

Il fatto che giusto qualche settimana fa abbiano eliminato il roaming mi ha aiutato in tutto il viaggio, perché ho potuto usare internet dovunque. In Ucraina, purtroppo, essendo fuori dall’Unione europea, tale vantaggio non è più attivo. Purtroppo. Solo quando viaggio posso capire cosa il mondo abbia da guadagnare nell’avere una politica unitaria e non separatista o nazionalista. Prima di attraversare la frontiera, dunque, ho provveduto a scaricare le mappe del navigatore, di modo da poterlo usare in modalità offline, e a pubblicare gli ultimi post che mi rimanevano da aggiungere al diario chilometrico che curo su Facebook e sul sito web.

Arrivato in prossimità della dogana è iniziato il calvario. Erano le 12:00 e la coda era interminabile. Passata mezz’ora ho iniziato a giocare al telefono, dopo un’ora scrivevo il diario, dopo due suonavo la chitarra, dopo tre aprivo due scatolette di tonno per farmi un sandwich con quello che si ha coraggio a chiamare pane. Nel frattempo accendevo l’auto per avanzarla di poco. Passate quattro ore passeggiavo verso i due bagni chimici posti sulla banchina, ma ad aprire le porte partiva automatico un conato di vomito; cacca dappertutto, nel vaso ormai stracolmo e sul pavimento. Uno scenario degradante, che non dimenticherò; la mia avventura non è solo scoprire la bontà del mondo, ma anche i suoi lati negativi e schifosi. Sono tornato in auto trattenendomi i bisogni.

Cinque ore e ancora ero lontano dalla dogana, sebbene iniziassi a intravederla; iniziavo ad assopirmi per la noia e la stanchezza dell’attesa. Allo scoccare della sesta ora di attesa è arrivato il mio momento, nel quale ho consegnato il passaporto al poliziotto che ha iniziato a fare domande del tipo “ma tu sei italiano e perché guidi un’auto spagnola?”, “quindi tu vivi in Spagna, allora perché hai il passaporto italiano?”. Sono passato da 5 uffici differenti per poter ottenere i vari visti necessari per entrare in Ucraina, ho impiegato due ore perché il militare mi aprisse il cancello e mi lasciasse guidare in direzione di Kyev. Sapevo sarebbe stato più complicato che attraversare liberamente una frontiera europea, ma tanto complicato no! Non si è trattato di burocrazia, ma di totale disorganizzazione.

Sono arrivato nella capitale alle 22, quando ormai l’orario del check in era terminato, quindi ho parcheggiato vicino l’ostello e ho dormito in auto, tanto per cambiare, con la voglia di sognare un letto comodo su cui riposare. Avventura significa anche soffrire; se fosse solo piacere, sarebbe una vacanza rilassante. Ero abbastanza in periferia e mi sono goduto una passeggiata per i quartieri secondari, quelli più trasandati, quelli che sanno di est e di impero sovietico, immaginando già come sarà domani, quando visiterò il centro e incontrerò un amico sloveno, conosciuto tre anni fa in Armenia, con il quale mi sarei dovuto già vedere oggi.

Il classico trambusto di sistemare Africa per la notte, accantonare le valigie in un angolo, gonfiare il letto e sistemarlo in diagonale. Mi addormento con l’emozione di essere arrivato nel punto più a est dove volevo arrivare. Da Madrid sono arrivato a Kyev, dove non è più Europa, dove non usano il nostro alfabeto, passando per il punto più alto della Norvegia. Stento a crederci e mi vengono i brividi di emozione. Sono felice; mi sento fiero di me stesso. Sensazione piuttosto strana, alla quale non sono mai stato abituato, ma questa notte lo sono.

Davide Urso

Tags: esperienze-di-viaggi
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