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Estetica, raffinatezza e arte. Davide Urso nella “romantica” Budapest

by Redazione
1 Febbraio 2018 9:38
in Attualità
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Giorno 51 – Budapest, km 14848

Oggi ho assaporato il complesso del viaggiatore: la costante sensazione di insoddisfazione dovuta al voler conoscere sempre più, sempre qualcosa di nuovo. Ho anche imparato a dover dire di no alle mie voglie e a mantenere quell’autodisciplina che è essenziale ai fini della buona riuscita di un progetto grande e impegnativo come il mio.

La mia intenzione originale era di muovermi verso Budapest, capitale dell’Ungheria, nonché una delle città più belle d’Europa, ma nel guardare la cartina ho realizzato quanto Timisoara fosse vicina ad altre grandi città che avevo voglia di conoscere, come Belgrado, capitale della Serbia, a soli 150 km di distanza. Faccio una pazzia e la vado a visitare? Non sarebbe una brutta idea; e se dopo visitassi anche Sarajevo, capitale della Bosnia? Quasi quasi… poi ci sono Podgorica, in Montengro, Tirana, in Albania, che ho già visto ma che rivisiterei volentieri, e dall’altra parte Zagabria e Lubiana. E giacché, c’è anche il Kosovo! Oddio, voglio visitare tutto il mondo!

A volte devo dirmi di no, devo ricordarmi qual è l’obiettivo e non deviare. Certo è una sofferenza sacrificare dei sogni, in questo caso delle città, ma il risultato finale che ottengo è molto maggiore di quanto perdo. Ciò detto, ritorno sulla scelta iniziale di avvicinarmi a casa, che il viaggio sta già durando abbastanza.

La maggior parte degli amici con cui parlassi prima di affrontare il viaggio mi chiedeva “passerai da Amsterdam? E da Budapest?” Ovvio che sì, rispondevo. Come potrei non passare da queste due capitali così famose e così belle, forse così famose perché così belle? Mentre guidavo e osservavo il paesaggio cambiare mi sentivo euforico, non vedevo l’ora di scoprire l’Ungheria; per ragioni di tempo non la avrei scoperta bene, ma mi sarei limitato solo alla capitale. Ho sempre pensato che ci siano delle nazioni e soprattutto delle città che debbano essere viste almeno una volta nella vita, città che hanno lasciato il segno nella storia e che hanno un qualcosa di profondo da insegnare, a livello artistico, storico o culturale. Neanche a specificarlo, Budapest, a mio parere, rientra tra queste.

Sono arrivato verso le 2 del pomeriggio, quando il tempo iniziava a fare le bizze. Avevo prenotato un ostello per la prima notte (devo ammetterlo, ultimamente mi sento stremato, non ho lo stesso spirito di adattamento che avevo all’inizio); la mia intenzione è di dormire oggi in ostello, domani, che rimango ancora in città, in auto e dopodomani, a Bratislava, ancora in ostello, di modo da alternare lo stress e l’igiene personale. Da quando ha iniziato a fare caldo non posso più permettermi di docciarmi ogni tanto e di usare le salviettine; sudo abbastanza nel passeggiare venti chilometri al giorno; va bene, quindi, abbassare lo standard di igiene, ma annullarlo completamente no!

Ho lasciato Africa in un parcheggio appena fuori dal centro, dove non dovevo pagare la sosta; non avevo fame, ma famissima, quel genere di fame che se fossi al supermercato mi farebbe riempire il carrello in modo compulsivo. Pioviginava e l’ostello era situato a un’ora di cammino, giusto nell’Isola Margherita, quel lembo di terra situato nel Danubio; non sopportavo l’idea di correre per un’ora sotto la pioggia con zaino in spalla e trolley alla mano; avendo fame, ho cercato un All you can eat: per la fame che avevo preferivo la quantità alla qualità, considerando anche che non avevo colazionato. Per la prima volta ho assaggiato un eccellente All you can eat italiano (non sapevo neanche che esistessero): pasta all’uovo fresca, pizze in forno a legna, dolci artigianiali; potevo mangiare qualsiasi pietanza, ripeterla e bere quanto volessi per 14 €. Generalmente questo tipo di attività riduce di molto la genuinità dei prodotti, ma qui ho trovato una mosca bianca, veramente lodevole, e poi, dopo settimane che non mangio italiano, avevo una voglia matta del buon cibo nostrano.

Il clima in città era effervescente, erano in corso i mondiali di nuoto, proprio nell’isoletta dove alloggiavo, e il mio ostello era di fronte al centro di raccolta dei tifosi, con tanto di maxi schermi e di prato su cui sedersi e seguire gli eventi. Il Danubio è il fiume che taglia la capitale in due parti, quelle che fino a qualche tempo fa erano due città distinte, Buda e Pest (ci sarebbe anche Óbuda per chi apprezza la completezza di informazione) C’è a chi piace più Buda e chi preferisce Pest, a me è piaciuta Budapest, nel suo complesso, nella sua integrità. La signorilità dei monumenti, dei palazzi, di tutte quelle statue a cavallo, del parlamento, del teatro nazionale, non le ho trovate da nessun’altra parte. Il sentimento romantico regna in Budapest, l’amore per l’estetica, per la raffinatezza. Se è una delle 50 città più belle del mondo, una ragione ci deve essere!

Quando scrivo che mi piace vivere la città e non solo visitarla, intendo anche che, anziché andare a visitare i soliti palazzi e le solite statue, dal momento che si stanno disputando i mondiali di nuoto a 400 metri da dove alloggio e l’intera città è bloccata per l’evento, io preferisco mischiarmi alla gente, ordinare birra e patatine fritte, sedermi e godermi la partita di pallanuoto tra Italia e Croazia, finita, ahimè, malamente per gli azzurri.

In ostello ho conosciuto una ragazza, Vesna, per combinazione croata, con la quale un’altra birra e una passeggiata per il parco giapponese hanno soddisfatto l’esigenza che avevo di interagire con altri esseri umani, non limitarmi a chiedere informazioni stradali, ma anche come andasse la sua vita e raccontargli la mia; probabilmente ci rivedremo dopodomani a Bratislava.

Davide Urso

Tags: esperienze-di-viaggi
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