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Il Viaggio di Davide Urso continua ad Odessa, famosa anche per la sua ‘scalinata’

by Redazione
11 Gennaio 2018 15:26
in Turismo, Viaggi & Itinerari
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Già ieri sera ero arrivato a Odessa, ma avevo così tanto da raccontare che ho preferito ometterlo.

Da quando la polizia mi ha fermato e mi sono reso conto che il livello di corruzione è abbastanza alto, ho capito che a volte, sebbene l’orgoglio ti suggerisca altro, conviene avere un basso profilo e evitare di cacciarti nei guai. La verità è che in questi paesi (a volte succede anche in Italia, figuriamoci qui) la polizia ha un alto potere ed ha la facoltà di arrestarti e farti rimanere per giorni in prigione, senza tenere conto di cosa potrebbe succedere negli interrogatori; fino a che la diplomazia italiana si muove o fino a che l’avvocato arriva sul posto trascorri dei giorni da incubo.

A volte far valere dei diritti comporta più doveri che perderli volontariamente. Per il restante tragitto che mi divideva dalla bella città ucraina ho proceduto piano, facendomi sorpassare anche dalle automobili antiche, di almeno quarant’anni fa, veramente tipiche dell’est.

Ho parcheggiato accanto all’ostello nel quale avrei dovuto dormire oggi (di modo da potere effettuare il check in appena svegliato e essere agevolato a usare i servizi igienici della struttura, senza dovere andare anche oggi all’avventura); il sole era già scomparso, ma non la luce, così mi sono addentrato nel centro storico, leggermente rialzato rispetto al livello del mare. Non so per quale motivo, ma gli alberi del viale principale erano addobbati con luci natalizie, che rendevano l’ambiente molto suggestivo. Aggiungendoci tre cantanti di strada e qualche bancarella, quella parte della città non la dimenticherò facilmente.

Nel continuare la passeggiata sono arrivato a una scalinata, che non aveva nulla di speciale, se non che mi ricordasse qualcosa. Apro una parentesi: non ho la minima idea del perché a volte abbia delle associazioni mentali così nette e precise, ma il più delle volte sono esatte. Mi ricordava qualcosa di vago, di già visto, più di una volta. Era già buio e non capivo molto, se non diverse coppie realizzare scatti romantici. Ripeto, non so in base a cosa mi fosse venuto in mente, era una semplice scalinata, ma, dopo una veloce ricerca su internet, ho capito che avevo ragione: lì avevano girato la scena del passeggino della Corazzata Potemkin, quel colossal russo tanto odiato da Fantozzi (ricordate?). Stamattina, dopo essere ripassato dalla scalinata, ho passeggiato lungo il litorale, che più che litorale era un belvedere di industrie marittime e metallurghiche, che non erano proprio emozionanti.

Un giro verso il quartiere più interno, pieno di statue di frutta realizzate con tessuto, un caffè “italiano” servito su un’Ape Piaggio, dove per accendere la caffettiera bisognava far partire il generatore, un pranzo tipico in un ristorante niente male, una siesta sul prato di un parco, foto a più non posso alla sedia più famosa del mondo, poi una buona birra, di quelle rigeneranti, fresche, che placano ogni senso di stanchezza.

Domani, probabilmente, mi spetta il giorno più delicato di tutti.

Tags: esperienze-di-viaggi
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