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Vigilia dell’Immacolata, dal digiuno alle ‘pittule’: paese che vai usanza che trovi

by M.M.
8 Dicembre 2025 10:14
in Attualità
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Non è facile raccontare una tradizione. Basta percorrere pochi metri, la distanza che separa un comune da un altro e, come per magia, i riti cambiano, si arricchiscono di mille sfumature e tutte diverse. Il compito è ancor più difficile quando la cultura popolare si mescola alla religione in un mix di autentica devozione e bonarie superstizioni che hanno creato nel tempo credenze uniche.

Nel Salento, rispettare determinati “rituali” è un modus vivendi radicato nel Dna di ogni salentino che si rispetti. Nessuno sa spiegare il perché, si fa e basta. E forse il loro fascino si nasconde proprio in questo.

La vigilia della Madonna Immacolata, ad esempio, è una data particolarmente sentita e celebrata nel Salento, soprattutto dal punto di vista culinario. È in cucina che il 7 dicembre si vive la vera “magia”, fin dalle prime ore del mattino quando i fornelli, rigorosamente spenti per caffè e latte, improvvisamente vengono coperti di pentole e padelle. Una cosa è comune a tutti: a tavola niente carne, come fioretto, si dice.

C’è anche chi osserva un digiuno “sui generis” per ringraziare la Madonna. In molti, infatti, saltano la colazione. A pranzo, però, secondo una consuetudine diffusa in tutta la provincia, si consumano le tradizionali pucce, con o senza olive, guarnite di tonno, capperi alici e formaggio. O con altre specialità tipicamente del luogo.

Immancabili anche le pittule: semplici o “alla pizzaiola”, ripiene di baccalà o di cavolfiore, sono una vera delizia del palato, soprattutto se mangiate quando sono ancora calde. C’è anche chi le preferisce con la borragine, una pianta dai caratteristici fiori blu, bella da vedere e ottima da mangiare.

Tranquilli, la sera il pasto è completo: vermicelli col baccalà, rape “nfucate”, finocchi, arance e mandarini.

Buon digiuno, allora.

Tags: tradizioni-salentine
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