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«Vuoi vedere che ti do fuoco?» e lo fa davvero. Arrestato per tentato omicidio della convivente

by Marianna Merola
29 Luglio 2017 7:50
in Cronaca
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La sera del 9 dicembre scorso, ha cosparso la compagna di alcool e le ha dato fuoco con un accendino, senza un perché. Poi, con calma, ha chiamato il 118 «Correte, la mia compagna ha avuto un incidente domestico causato dallo scoppio di un petardo» avrebbe riferito al telefono ai soccorritori, realizzando, forse, che la situazione gli era sfuggita di mano. Non prima però di aver fatto promettere alla convivente, una 52enne originaria di Neviano con la quale aveva instaurato una relazione, che non avrebbe parlato. Lei, invece, ha trovato la forza di raccontare quello che era realmente successo, il giorno dopo, dal letto del Centro Grandi Ustionati dell’ospedale “Perrino” di Brindisi, dove è tuttora ricoverata in prognosi riservata. Gli investigatori, con il permesso dei medici, hanno raccolto la testimonianza della vittima. Una storia fatta di maltrattamenti, soprusi, violenze e liti continue, scoppiate sempre per “futili motivi” e culminate con il tragico epilogo della sera del 9 dicembre. L’incubo, però, durava ormai da quattro anni. Già nel 2013, la donna si era presentata in una caserma dei Carabinieri del sud Salento, per tentare di liberarsi del peso dei maltrattamenti subìti, ma la denuncia era stata poi ritirata. Così, all’alba di questa mattina, quando ogni pezzo della vicenda era stato messo al suo posto, per Alberto Antico, barbiere 42enne di Nardò, sono scattate le manette.   
 
L’uomo è stato arrestato mentre si trovava in casa e nonostante non abbia confessato, anzi imperterrito continuato a dare versioni sempre diverse, ora dovrà rispondere dell’accusa di tentato omicidio e maltrattamenti aggravati e reiterati, sempre che le condizioni della donna, che presenta ustioni di terzo grado al volto, al torace e alle mani, rimangano stabili. In più c’è la premeditazione: un femminicidio purtroppo già “annunciato”, come raccontato in conferenza stampa, data l’indole particolarmente violenta dell’uomo. Già nel precedente matrimonio, infatti, c’erano stati dei segnali da non trascurare, tant’è che, nel 2012, era stato allontanato da casa per le numerose angherie perpetrate nei confronti della ex moglie, dalla quale aveva avuto tre figli. Persino un pregiudicato lo aveva brutalmente malmenato qualche anno fa, perché aveva alzato le mani su una donna, «il gentil sesso non si tocca» si era giustificato. Ma la cattiveria del 42enne, è emersa soprattutto nel momento in cui non ha prestato soccorso alla convivente. «La vittima –ha detto Eliana Martella, dirigente della sezione Volanti – si è salvata da sola quando è riuscita, senza alcun aiuto a trascinarsi in bagno, per cercare di spegnere il fuoco con l’acqua».
 
Fortunatamente, le contraddizioni dell’uomo hanno insospettito gli agenti del commissariato di Nardò, diretti dal vicequestore aggiunto Pantaleo Nicolì, permettendo così di disegnare un quadro ben preciso della situazione. La prima, fondamentale, incoerenza è emersa in quei momenti concitati.
 
«Vuoi vedere che ti do fuoco?» avrebbe detto Antico prima di passare dalle parole ai fatti. Poi ha cosparso la malcapitata di liquido infiammabile cogliendola di sorpresa, le ha dato fuoco ed è rimasto a guardarla bruciare viva. Mentre la 52enne era ancora avvolta dalle fiamme, ha rincarato la dose: «chiamo i soccorsi, ma tu non devi parlare» le avrebbe detto, promettendole anche dei soldi in cambio. 50mila euro, questo il prezzo del suo silenzio. Gli operatori del 118, giunti sul posto capendo la gravità di quello che era accaduto tra quelle quattro mura, hanno richiesto l’intervento di una volante. Ma agli agenti il 42enne ha raccontato che la compagna si era bruciata mentre tentava di accendere il camino. Nell'appartamento, però, non c'era nessun fuoco acceso, non recentemente almeno. E poi, perché si era premurato di ripulire accuratamente la scena e soprattutto perché aveva dato ai sanitari del 118, un’altra versione? 
 
Un comportamento sospetto, oltre che incoerente. Insomma, la verità è venuta a galla poco dopo: non era stato un banale quanto drammatico incidente, ma un tentativo di uccidere la donna. E non il primo.  

Alla luce di tutto questo, il Pubblico Ministero della Procura di Lecce, la dottoressa Maria Vallefuoco, ha formulato la richiesta di custodia cautelare in carcere per i reati di tentato omicidio e maltrattamenti con aggravio di recidiva, accolta dal Gip del Tribunale, la dottoressa Annalisa De Benedictis. Ordinanza eseguita alle prime luci dell’alba dagli agenti del commissariato di Polizia di Nardò: per il 42enne si sono aperte le porte della casa circondariale di Lecce. La vittima, invece, sfigurata e con il viso completamente ricoperto da bende che lasciano liberi solo gli occhi, lotta ancora tra la vita e la morte, accudita dai suoi familiari più stretti.
 

Tags: liti-in-famigliatentato-omicidio
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